3 BIAS cognitivi che influenzano negativamente il tuo allenamento e come arginarli

Il nostro cervello non ha nulla da invidiare ad un computer. Memorizziamo tantissimi dati, li elaboriamo in un modo molto più efficace (plastico) rispetto al semplice sistema binario. Per non parlare poi della logica e del ragionamento… Ehm no, qui in effetti non ci facciamo una bella figura.
Il nostro cervello spesso (molto più spesso di quanto pensiamo), ci fa cadere vittime dei cosi detti BIAS, ovvero errori di logica che provocano una deviazione dal normale schema di ragionamento e giudizio.

Il problema è che il più delle volte i BIAS hanno effetti negativi. Ci fanno credere di aver fatto scelte sensate e prese con cognizione di causa, che invece non sono altro che il frutto di ragionamenti fallaci. Il vero problema è che i BIAS cognitivi non vengono quasi mai riconosciuti. Anzi sembra proprio che il nostro cervello sia tarato per sopportare questi errori piuttosto che per riconoscerli e risolverli. In altre parole, a volte preferiamo credere ciecamente in qualcosa di sbagliato piuttosto che fermarci a riflettere se la cosa che stiamo facendo sia giusta o sbagliata.

Per carità, se vivessimo in una società ancestrale di caccia e raccolta magari la cosa avrebbe qualche vantaggio. Ma dato che non è più cosi, forse sarebbe meglio provare a smettere di convivere con i BIAS cognitivi e iniziare piuttosto a prenderli di petto. Non fosse altro per il fatto che molta gente, anche nel campo del fitness, in realtà sfrutta a proprio vantaggio proprio gli effetti negativi dei BIAS cognitivi per il proprio personale tornaconto. Quindi iniziamo ad analizzare e riconoscere i 3 principali BIAS cognitivi che si possono riscontrare nel mondo del fitness e vediamo poi come poter arginare i loro effetti.

bias cognitivi

Effetto alone

È uno tra i BIAS cognitivi più diffusi nel fitness. L’effetto alone si verifica quando la percezione di un tratto è influenzata dalla percezione di uno o più tratti dell’individuo o dell’oggetto. Un esempio classico è la tendenza a pensare che una persona di bell’aspetto sia anche una brava persona.
Nel campo del fitness, un esempio dell’effetto alone è valutare le competenze di un trainer basandoci sul suo aspetto fisico.


A tal proposito, diverse ricerche hanno evidenziato come la capacità di valutare le competenze (in termini di conoscenze teoriche ed effettive capacità pratiche di allenamento) di un coach o di un trainer sia fortemente influenzata dal suo aspetto fisico. In questo caso le persone tendono a pensare che un trainer più muscoloso sia anche più preparato.  

La cosa veramente interessante dei BIAS cognitivi però non risiede tanto nel modo in cui agiscono, quanto piuttosto nell’effetto che provocano.
Ad esempio, immagina che impatto abbia nel settore del fitness il fatto che un trainer viene selezionato sulla base di una caratteristica (l’aspetto fisico) che non ha niente a che vedere con le sue doti di allenatore, come ad esempio le sue reali conoscenze, le sue qualità di socializzazione, comunicazione ed empatia, le sue qualifiche… Insomma tutte quelle cose che lo rendono realmente qualificato. Di fatto, a causa dell’effetto alone, la maggior parte delle volte viene fatta una selezione che non ha né capo né coda. Come se si scegliessero i chirurghi principalmente sulla base del modello di automobile che guidano.

Ma la cosa più interessante – e il vero motivo per cui dovremmo imparare a riconoscere questi BIAS per quello che sono (errori di ragionamento) – è che ci sono una valanga di trainer che sfruttano a proprio vantaggio la fallacia di questo BIAS cognitivo. Valorizzando il proprio aspetto fisico infatti, centinaia di trainer inviano un messaggio chiaro e semplice “Scegli il tuo trainer in base all’aspetto fisico? Allora scegli me, sono il più bello/a”.
E quel che è peggio è che, assecondando gli effetti di questo BIAS, si spiana la strada ad una seconda falla di ragionamento.

Effetto della conferma

Forse uno tra i più disdicevoli dei BIAS cognitivi nel mondo del fitness. Nasce dall’effetto alone, o meglio dall’applicazione dell’effetto alone. Una volta che abbiamo scelto il nostro trainer in base al suo aspetto fisico il passo successivo è focalizzarci su un solo obiettivo, quello estetico ovviamente. E anche in questo caso il mercato sa perfettamente come approfittarne.

Innanzi tutto, l’effetto della conferma consiste nel selezionare solo i dati che avallano un certo ragionamento, cercando nel frattempo di ignorare o sminuire i dati contrastanti. 

Quindi cosa accade? Che il trainer di turno cerca di convincerci della sua competenza, prima avvalendosi del proprio aspetto fisico e poi sostenendo il proprio valore mostrandoci altrettanti risultati esteticamente notevoli. In altre parole, questo è il motivo che ci spinge a creare (e guardare con interesse) le famose pareti di prima/dopo.
In questo modo, sfruttando l’effetto della conferma, la sua credibilità aumenta. “Guarda quante trasformazioni!”
BIAS cognitivi 1 – Cervello umano 0.

Questi BIAS ci fanno perdere punti, perché ci portano a compiere ragionamenti sbagliati, dei veri e propri ragionamenti non ragionati.
Pensiamo alla parete di prima/dopo. Ovviamente gli esempi non vengono relativizzati; il trainer si guarda bene dallo spiegare che quei traguardi costituiscono una piccola selezione (ben accurata), e che i traguardi raggiunti non sono alla portata di tutti. Anzi, in modo subdolo e ben congegnato, quei risultati vengono posti in termini assoluti, andando di fatto a plasmare la realtà. Le conseguenze a noi paiono soltanto negative.

Primo, si appiattisce l’offerta proposta. Un programma fitness, che dovrebbe essere un percorso multidisciplinare e pluridimensionale, viene fatto girare solo intorno ai fattori estetici. La ricomposizione corporea diventa l’unico strumento per misurare gli effetti di un programma e l’unico vero obiettivo da perseguire.

Secondo, visto che una trasformazione vistosa risalta di più, la tendenza è quella di selezionare solo dati estremi. Questo altera la nostra percezione degli effetti del fitness e ci porta a pensare che l’unico obiettivo possibile sia un super obiettivo. In altre parole spariscono le mezze misure.

Per finire, l’attenzione viene fatta ricadere completamente sul risultato, e per nulla sul percorso. Mentre l’efficacia di un programma di allenamento dovrebbe basarsi sia sui risultati che si ottengono ma anche sulla strategia intrapresa per arrivare in quel punto e per mantenere nel tempo i risultati ottenuti.

Questo scenario apre la strada per il terzo BIAS cognitivo tipico del fitness.

L’avversione delle perdite

Come abbiamo visto finora, i BIAS cognitivi non sono di per sé pericolosi, al massimo ci spingono a fare scelte buffe e ragionamenti strampalati, ma a volte possono avere effetti molto negativi.

Nel caso del fitness è quello che succede con l’effetto alone e l’effetto della conferma, che di fatto provocano l’accentuazione (insensata) dell’aspetto estetico e conseguentemente un’alterazione del mercato. L’effetto più immediato è che si alza l’asticella delle proprie aspettative e viene innescato un terzo BIAS, il BIAS dell’avversione alle perdite.

Il BIAS dell’avversione alle perdite ci spinge a considerare una perdita in misura maggiore rispetto ad un guadagno della stessa entità o anche superiore. Nel caso specifico, si pensa che non fare attività fisica risulti molto meno complicato e faticoso rispetto ad iniziare un percorso (a tal proposito, parlando di aspettative e di come influenzano il nostro atteggiamento nei confronti dell’allenamento, ti consiglio di leggere questo articolo).

Come porre rimedio agli effetti dei BIAS cognitivi

Questi tre BIAS cognitivi, vere e proprie disattenzioni, sviste e ragionamenti fallati, si basano sul presupposto che abbiamo un costante bisogno di trovare coerenza in quello che facciamo. Quindi anche quando abbiamo pochi dati a nostra disposizione o semplicemente prendiamo una decisione in modo impulsivo, tendiamo a creare tutta una catena di ragionamenti che ci sembrino coerenti o quanto meno che ci diano una certa soddisfazione. In altre parole, per quanto ci sforziamo saremo sempre vittima di BIAS cognitivi di ogni sorta perché costituiscono un procedimento insito nel nostro modo di ragionare. Se poi ci si mette anche il fatto che la gente li sfrutta a nostra insaputa per il proprio tornaconto, non inciampare in un BIAS è praticamente impossibile.

A questo punto c’è una sola cosa da fare per superare queste trappoli mentali: ponderare, prendere una decisione e pensare fortemente che sia quella giusta. Insomma agire come se fosse effettivamente la scelta migliore MA non l’unica e non la migliore in assoluto. In altre parole iniziare a pensare che le scelte che prendiamo sono quelle giuste, non in assoluto, ma solo per noi e fino a prova contraria.

Se vogliamo rendere più poetico questo scenario potremmo immaginarci come se fossimo tutte delle provette esploratrici. Arrivate davanti ad un bivio dobbiamo scegliere quale strada prendere. Una brava esploratrice cosa farebbe? Esaminerebbe tutte le possibilità e poi deciderebbe di prenderne una, pensando che in quel preciso momento, a quel bivio, quella sembra effettivamente la strada giusta. Ma rimarrà sempre il tarlo di sapere se sia effettivamente così, se confrontando la scelta con i nuovi dati raccolti non sia effettivamente il caso di cambiare strada.
Un’esploratrice non sa cosa l’aspetta e non deve mai dare nulla per scontato. Così, di quando in quando, se vuole trovare la strada giusta, deve riandare a quella scelta e domandarsi se sia stata la migliore. Lasciandosi sempre l’opportunità di tornare sui propri passi o di cambiare strada, coerentemente con la sua missione di esplorare, crescere e migliorarsi.

Esplorare, crescere e migliorarsi. Queste sono le parole chiave alla base di un ragionamento e di un programma di allenamento efficace e gratificante.



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